Penso, dunque non sono

Il dubbio, l’esistenza di vivere nell’illusione è un concetto che non ci appartiene.
Realtà è percezione: vedo, esiste.

eh, niente.

Pensavo di partire con un pippone filosofico sull’esistenza di concetti astratti, vedi Amore, vedi Felicità.
Ma in realtà Cartesio ci ha insinuato il dubbio e noi ce ne sbattiamo.
Ma è giusto così.
tendiamo all’annullamento, sappiamo di vivere con questo fardello.
Scientemente lo rifiutiamo ed adottiamo meccanicamente concetti legati ad emozioni che non sono primordiali, ma indotti.
Nulla e/o tutto è reale.
ma alla fine non ha importanza.
La mente inganna, il cuore inganna, la realtà tutta inganna.
Ma a questo punto fanculo, la nostra stessa esistenza è essere ingannati.

eh, niente.

Il pippone è partito.
Proviamo emozioni reali?
Da quanto detto sopra, no.
Ma il bello viene ora: se la realtà inganna e noi ci lasciamo volutamente ingannare, questi concetti diventano reali proprio perché non reali.
Siamo perfetti nella nostra imperfezione.
L’amore esiste, la felicità, pure.

penso, dunque non sono.

Interruttore

Oggi, durante
No.
Oggi, dopo una dura giornata lavorativa mi sono disteso a leggere il blog di chicavq.
Chi? Non ora.
Roba di anni fa.
Sostanzialmente notavo la grande introspezione che c’era nello scrivere, anche di cazzate.
Non partirà la solita solfa sul fatto che i social 2.0 hanno rovinato la blabla.
Non mi frega analizzare le dinamiche sociali post avvento di facebook et simili.
Però, personalmente leggevo più volentieri i blog di quanto non faccia ora con quella marasma di commenti, gif, meme e stocazzo.
Chi aveva veramente qualcosa da dire, scriveva.
Chi aveva voglia di leggere, leggeva.
Non è che si era obbligati a fare una delle due cose.
Quindi dopo 2 anni esatti ritorno a popolare queste pagine ormai note solo alla mia memoria.
Lo ammetto.
Mi sono perso a leggere le vecchie cose.
È bello rivivere le proprie gesta eroiche introspettive di anni che furono, cercando poi di ricordarsi a cosa si stesse minimamente facendo riferimento.
Ovviamente io non ricordo niente (strano). Ma il sorriso su alcune cose è scappato.
Tra l’altro alcuni post erano veramente geniali, cosa che facevo notare con la mia solita modestia.
Mi stupisce la positività che avevo.
Che poi ho perso.
Che poi ho ripreso.
E via così.
I soliti loop. Arriva qualcuno, accende ravana e poi spegne.
Brancolo nel buio, trovo l’interruttore, accendo.
E niente è troppo tardi, stanza vuota.
Ma!
Tutto questo per ricordare a tutti (a me stesso) che ora qualcuno ha acceso l’interruttore e stavolta scattano i placcaggi se solo vedo qualcuno avvicinarsi a sto cazzo di pulsante.
Obbiettivo primario sia.

Impressive Elephant. La mia amorevole versione sull’ amore

E fu così di nuovo.
Prendo la mia bella lama hawkbill, con la sua bella affilatura concava e ci do dentro.
Non so perché tentenno, forse i soliti nemici che riaffiorano come quando spari ad un daino indifeso.
Ma la necessità avanza impetuosa.
Certo potrebbe essere che farà male mi dice un tizio che non sapevo essere di fianco a me.
Lo lamo via, senza manco guardarlo in faccia.
Forse manco l’ aveva la faccia sto stronzo.
Inizio a vedere le cose che non vanno che si fanno sempre più nitide.
Certo vederle non serve ad un cazzo.
Tipo la proboscide di un elefante floscia.
La vedi arrivare rapida, capisci che ti colpirà, ma ammiri la bellezza e l’eleganza del movimento e inizia a montare il desiderio.
Ed ecco che guardo la mia compagna distesa in fissa.
Lei è in fissa, non io.
Io ho la mente libera e lo sguardo che pare quando incontri un cugino che hai visto solo da bambino e dal nulla ti offre la colazione.
Potrebbe mai esistere tanto di più incantevole agli occhi quanto di più lussurioso alla mente?
Decido di pensarci dopo, magari mi fumo una sigaretta che ho lasciato in macchina.
Ora non devo pensare.
Bene.
Esco con gli occhiali da sole anche se piove, e capisco subito che le mia giornata andrà avanti a sorsi di VoV, ma piccoli.
Perché quando sei in quello stato, si quello lì, non c’è niente di meglio di assaporare e farti assaporare lentamente.

Il mio Kyūshū

Quest’anno per il mio decimo viaggio nel paese del sol levante ho deciso di esplorare la regione del Kyūshū (九州).
E’ la terza isola più grossa del Giappone e si trova a sud-ovest.
Per intenderci, la parte bassa della banana.
Essendo anche la zona più vicina alla Corea, Cina e Taiwan è molto influenzata dalla cultura di queste tre nazioni…

…bla bla…

Questo è quanto direbbe una guida.
Per me rimane totalmente uguale al resto del Giappone, con alcune piccole differenze comportamentali delle persone e qualche variante sul cibo.
Sono stati 4 giorni intensi, con molti spostamenti in treno.
Certo avere lo shinkansen a disposizione rende il tutto più semplice.
La mia base per 2 giorni è stata Hakata (o meglio, Fukuoka), il primo grande svincolo nel nord del Kyūshū dal quale son partito per le visite a Beppu e Nagasaki.
Su Beppu ho dedicato un articolo intero disponibile qui.
Per l’ultimo giorno ho avuto come base Kagoshima, all’estremo sud.
Avrei dovuto vedere Miyazaki, ma invece sono finito a Ibusuki, trovate lo sfortunato racconto qui.

 Indi poscia di cui, per chi ha intenzione di visitare il 九州, lancio qualche piccolo dettaglio sul mio viaggio.

 

FUKUOKA/HAKATA (福岡市)

Prima impressione molto positiva.
La stazione è bella gozza e ricca di ristoranti , cosa che fa sempre comodo quando si devono pigliare numerosi treni.
Nella stazione c’è pure un mini museo del ramen (come quello nella stazione di Kyoto) ed inoltre all’ottavo piano del building la famosa catena Ippudo.
Hakata è famosa per il Tonkotsu Ramen (豚骨ラーメン) , chiamato a volte addiruttura Hakata Ramen.
Il tonkotsu ramen è il mio tipo preferito, è quello con il sapore più intenso di maiale e ne ho fatto veramente il pieno.
Per maggiori info sul ramen, consulta il mio articolo qui.
Hakata in realtà è un distretto di Fukuoka, pare che prima erano separate, ma ora si tende a lasciare a Fukuoka il nome della città e la mega stazione dei treni con il suo distretto ad Hakata.
Poco importa in ogni caso.
La città mi ricorda molto Osaka, la gente è spesso scazzata ma tende meno a dare fiducia (Osaka è il best, ovvio).
Anche qui abbiamo il quartierone del mercato coperto e delle compere (Tenjin) e la zona a “luci rosse” (Nakasu) che teoricamenmte sarebbe vietata in Giappone, ma sorvoliamo nella speculazione politica Giapponese che fa affari con la yakuza.
Insomma, consiglio di usarla come base e vederla pian piano nei tempi morti delle altre visite o almeno dedicargli una giornata piena.
Vale.

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Nakasu

 

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Stazione di Hakata

 

NAGASAKI (長崎市)

Non ero sicuro di includerla nel mio itinerario, ma alla fine l’ho visitata.

E’ una città semplice e poco impegnativa, quindi si fa in giornata e si rientra presto alla base di Hakata.
A chi, leggendo questo nome, non viene in mente nulla, consiglio di tornare alle superiori e prestare più attenzione alle lezioni di storia.
Si, è la città dove gli Americani sganciarono la bomba atomica Fatman 3 giorni dopo il lancio su Hiroshima.
Ho volutamente evitato di andare a guardarmi i vari mausolei della pace o musei vari.
Non mi interessano minimamente.
Ho deciso di girarla tutta a piedi, per poter cogliere tutte le sfumature di questa città affacciata sull’oceano proprio di fronte alla Cina (a Shangai per la precisione).
L’atmosfera che si respira è di tranquillità.
Le strade sono ampie e circodate di verde, non ci sono treni che passano per la città, ma solo dei tram ad un vagone.
Ho passeggiato amabilmente per il quartiere dei ponti (chiamato spectacles bridges): un insieme di ponti che collegano le due parti del fiume Nakashima, che attraversa l’intera città.

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Spectacles Bridge

Altre cose rilevanti su Nagasaki da vedere è il tempio cinese Sofukuji e la via dei templi e il quartiere China town dove poter assaggiare i veri ravioloni cinesi al vapore.

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Sofukuji Temple

 

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Entrata al quartiere China Town

 

KAGOSHIMA (鹿児島市)

Nel più profondo sud del Kyushu si trova Kagoshima, la Napoli del Giappone (Esiste perfino il gemellaggio ufficiale).
Ma non per strani motivi, semplicemente per il vulcano Sakurajima che si affaccia sulla città.

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Vulcano Sakurajima

 

Qui si respira un’aria di quiete estremamente estranea alle sensazioni provate fin’ora in Giappone.
Girovagando per la città a piedi ho avuto modo di incontrare una realtà lavorativa poco frenetica.
La gente sta bene, si vede.
La città ha una colorazione tipicamente europea, lontano dal grigiume e marroncino mattonellato  che riempe i contorni delle grandi zone nipponiche.
inoltre sono presenti numerose onsen, che non guastano mai.

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Stazione di Kagoshima

Insomma, il Kyūshū non è certo una meta quotata dai viaggiatori (e nemmeno dalle guide), ma secondo me vale la pena una visita, se si hanno numerosi giorni a disposizione o se è il secondo o terzo viaggio nel sol levante.
Io purtroppo ho scelto un periodo in cui non si può sfruttare a pieno le risorse ambientali (avevo anche pochi giorni), tipo le moltissime zone vulcaniche e termali sparse nei luoghi remoti di questa regione.
Ma va bene così.
Ho assimilato e catturato visivamente ed intellettualmente tutte quello che mi interessava, cosa c’è di più importante in un viaggio se non questo?

 

L’inferno di Beppu

Beppu, città giapponese situata nel Kyūshū (九州) , è una città infernale.

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Stazione di Beppu Eki-mae

Beh, dall’immagine del vecchietto qui sopra (pare un tale che amava i bambini) non sembra molto di stare all’inferno.
E quindi?
Niente, c’è un quartiere a nord di Beppu, denominato appunto inferno (Jigoku 地獄).
Il quartiere in questione è Kannawa , raggiungibile con il bus dalla stazione ferroviaria di Beppu eki-mae
Non essendo il 九州 una zona molto turistica, non è strasemplice come al solito capire subito che bus prendere.
Fortunatamente le mappe spastiche e infantili dei Giappi sparse per le strade ci vengono in aiuto.
Ma dicevamo.
Inferno.
Ovviamente stiamo parlando di Giapponesi, la teatralità e l’esagerazione è la norma.
Appena sono sceso dal bus, ho compreso meglio.
Il paesaggio è tipo così:

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Già di per se le nubi enormi di vapore creano un bello spettacolo, ovviamente sempre per la tetralità di cui sopra, son state costruite appositi camini da dove far uscire le gettate di vapore ad enorme pressione.
Ovviamente l’area emana il classico fetore di zolfo (uovo putrido).
Ci sono perfino bancarelle che utilizzano il vapore per cucinare cibo (uova, ravioli).

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Come facile da immaginare, la vera attrazione di questo luogo sono gli Onsen (温泉), ovvero le stazioni termali.
Numerose, alcune perfino luxury, altre delle bettole, ma di sicuro benefecio naturale.
Io ne ho provata una.
Ti danno il necessario all’entrata ciabatte, asciugamano e perfino una specie di kimono.
Ovviamente non potevo fare foto dato che si entra nudi (non provate MAI ad entrare in un onsen con il custome, potreste essere assaliti da orde di vecchi (nudi) e verrete cacciati in malomodo , giustamente aggiungo).
Le vasche termali sono separate tra maschi e femmine, la promiscuità non è ben vista.
Se seguite le poche regole, e vi dimostrate rispettosi vedrete i vecchi guardarvi in maniera compiaciuta (ma forse spiano per confrontare le dimensioni).
In ogni caso un ottimo toccasano per il corpo.

Ci sono inoltre delle vere e proprio sorgenti/pozze naturali chiamate, e che fantasia, Beppu no jigoku (別府の地獄) ovvero l’inferno di Beppu .
Sono 6 nella zona di Kannawa e 2 a circa 1 km.
Ognuna costa 400Yen, ma si può fare un cumulativo se non ricordo male a 2100Yen.
Sconsiglio in ogni caso di vederle tutte.
Alcune sono pacchianate per attirare turisti cinesi e coreani (una con della fauna troipicale e una con i coccodrilli).
Io ne ho viste 2: “Umi-Jigoku” (海地獄) ovvero l’inferno mare e “Chinoike Jigoku” (血の池地獄) ovvero pozza di sangue infernale.
Vi lascio alle immagini:

 

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Umi-Jigoku

 

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Piccola pozza nel complesso Umi-Jigoku

 

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Chinoike-Jigoku

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ripresa dall’alto della Chinoike-Jigoku

 

In definitiva, se siete nel Kyushu, una visita a questa cittadina è d’obbligo.

 

Come sbagliare treno e ritrovarsi nel paese meno turistico del Giappone

Kagoshima city, capoluogo della prefettura di Kagoshima.
Sapevo di avere il treno alle 11.54.
Il limited Express Kirishima diretto a Miyazaki, sulla costa est del kyushu.
Non vedevo l’ora di vedere quella zona ed in particolare l’isola di Aoshima. erano più di 2 ore di treno, con vari cambi.
Avevo calcolato le coincidenze dei treni alla perfezione ed avevo annotato tutto.
Un’operazione logistica eccezionale.
Una “smoking area” prima di entrare in stazione. ore 11.40.
Sono abbondantemente in anticipo, è tempo di farmi per una cancerosa.
Molti stranieri non rispettano la regola che in Giappone per le strade non si fuma se non nelle apposite zone, io si.
Davanti al gate d’entrata per i treni della JR do una rapida occhiata ai display giganti tipici delle stazioni dei treni.
Mi perdo tra i Kanji luminosi, come spesso mi accade decido di guardare solo l’orario e il binario
Qualcosa non va, maledizione.
Non c’è nessun treno che parte alle 11.54. guardo le mie note.
Ritorno a guardare gli incoprensibili scarabocchi sui led, 2 treni uno alle 11.50. binari opposti.
E’ questo, fiero.
Mi dirigo al binario, salgo al volo, il tempo di guardarmi intorno e si chiudono le porte.
Merda. Era l’altro treno quello corretto e si sta muovendo nella direzione contraria.
Dove cazzo sto andando?
Boh, il treno non ha scritte in romaji (il nostro alfabeto) e fa pochissime fermate.
La prefettura di Kagoshima non è molto frequentata da turisti occidentali, e i treni non sono così frequenti come nel kanto.
Impossibile che l’orario del treno sia sbagliato, ricontrollo e noto un piccolo particolare: 11.54 stazione di Kagoshima, non Kagoshima-chuo.
Un misero fottuto chuo che mi ha precluso la possibilità di vedere Aoshima.
Il treno intanto procede e non si è ancora fermato, ha 2 carrozze minuscole, sembra più un bus su rotaie.
In preda allo sconforto decido caparbiamente di arrivare al capolinea e affrontare quello che il destino ha deciso per me.
Il tragitto si perde in gallerie e foreste nebbiose da film horror di serie Z.
Dopo quasi un ora sento il campanello che indica il capolinea. Ci siamo.
Scendo, insieme ad un gruppetto di vecchiette, leggo il nome della stazione, finalmente in caratteri a me noti, mi trovavo ad Ibusuki (指宿市).
Tira un’aria strana. La stazione è rovinosa, di legno e ad ogni mio passo sembra stia per venire giù.
Esco. Non riesco bene a capire, ma sono inquieto.
E’ il rumore, anzi, l’assenza di rumore.
Difficile provare questa sensazione in Giappone, se non in campagna.
Ma cristo, io sono in una città, è il capolinea di una linea ferroviaria e guardando una cartina rovinata appoggiata ad un palo pare pure grossa quanto Cinisello Balsamo.
Scorgo il mare. decido di dirigermi verso quello spiraglio blu in mezzo al nulla.
Forse sarà meglio di Cinisello.
Cammino inseguito dall’assenza di rumore.
Luci assenti, niente kombini (i fantastici mini market aperti 24h) niente distributori di bevande e assenza di persone.
No, devo essere finito fuori dal Giappone oppure in un incubo, non c’è altra spiegazione.
Incrocio un paio di vecchi, una donna di credo 102 anni dal becco acuto mi sorride “konnichiwa”.
Si, sono in una dimensione parallela.
Arrivo al mare, catapecchie dappertutto, piccole navi di legno sparse sulla spiaggia e un cumulo di vecchi pescatori seduti con le loro canne a guardare l’oceano.
Che sia passato uno tsunami di recente?
Boh.
Passeggio tra le case fatiscenti e i vicoli stretti, ora sento il rumore dell’elettricità creata dai numerosi cavi che attraversano l’etere.
Raggiungo un porticciolo in legno che affaccia sull’oceano.
Sono sulla punta sud del Kyushu, di fronte a me l’oceano, Taiwan e qualche isolotto vulcanico e con me il rumore dei corvi giganti.
Decido di infrangere la regola sul fumo e mi appizzo una brasa.
Lo sguardo rimane fisso, e non penso più a come ho sbagliato ingenuamente treno o al rammarico di aver perso Aoshima.
Penso a gambe incrociate, allegerisco lo spirito.
Sorrido. Sono ad Ibusuki.
Sono qui e non me ne frega un cazzo di tutto il resto.
Sorrido.

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Pianificare un viaggio in Giappone: I costi

Bene, In questo mio precedente articolo abbiamo appurato che il Giappone non è così costoso come viene percepito.
Però ovviamente ci sono delle spese da tenere conto per la pianificazione del viaggio.
Ed ecco che vi metto a disposizione, sebbene con i dovuti accorgimenti sia chiaro, una breve guida per ottenere il massimo del viaggio ad un prezzo contenuto.
Dico dovuti accorgimenti perché se siete abituati a volare in first class o ad alloggiare in hotel a 6 stelle, cambia il tutto.

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Alla parata dell’imperatore

Quando

Ovviamente ogni stagione ha la sua particolarità:

  • Autunno: Bellissimi i colori della natura, clima ottimo.
  • Inverno: Freddo ma non troppo (Più o meno come a Roma a Tokyo e Milano nel Kansai) ma l’atmosfera che si respira sotto natale è bellissima.
  • Primavera: Clima perfetto e ciliegi in fiore.
  • Estate: Troppo calda, sopratutto nella zona di Kyoto, quasi invivibile.

Se proprio devo esprimermi scegli Ottobre. poco casino dettato dai turisti, clima fresco e colori magnifici, sopratutto a Kyoto. la foto qui sotto l’ho scattata a fine Ottobre e mostra il padiglione d’oro Kinakaku-ji, uno delle opere architettoniche più belle che abbia mai visto:

Castello Kyoto

Il Kinkaku-ji in autunno.

 

Aereo

Una volta deciso il quando, su Skyscanner o Kayak e cercate i voli. Tenetevi, se possibile 2 o 3 giorni spare
Se trovate Alitalia per Narita, tanto meglio visto che è diretto.
Noterete che quasi sempre c’è un volo sui 600€ (più o meno costante in tutte le stagioni, io son riuscito a trovarne uno qualche anno fa a Natale a 430€).
Potete anche decidere di utilizzare l’opzione multiscalo se volete visitare più di una zona senza essere vincolati a tornare indietro, vi stupirà sapere che il prezzo non si discosta particolarmente (anzi, a volte è perfino più basso).
Il diretto da Milano per Tokyo Narita è sulle 12 ore di volo.
Da Narita partono invece treni per Tokyo quasi ogni 5 minuti.
Il più economico è il Keisei limited exp (1000Yen fino a Ueno, poi da li entri nel mostruoso mondo delle metro e treni di Tokyo).

Metropolitana di tokyo – Click per ingrandire

 

Dormire

Hotel economici, dai 40/50€ a notte si possono trovare tranquillamente in quasi tutte le città, ovviamente a Tokyo e Kyoto le tariffe sono un po più alti rispetto ad altri posti.
Se poi si vuole risparmiare ulteriormente ci sono ostelli/capsule hotel/business economy hotel dove il bagno e la doccia sono comunitari che possono arrivare a 15/20€ a notte (io ad Osaka per 2 notti spendo 20€).
I business Economy Hotel possono sembrare delle luride catapecchie, ma in realtà sono stanzine con un futon ed una tele molto puliti (almeno, nella maggior parte dei casi).
Gli hotel a Capsule non le ho mai provate, c’è da dire che si trovano spesso in zone molto fighe (Shibuya e Shinjuku a Tokyo) e non costano molto.
Sono molto frequentate da Giapponesi, le strutture sono moderne e spesso ospitano all’interno delle terme.
Effettivamente se cercate delle foto sembra di stare in delle bare, ma è una gente che c’è stata mi ha riferito che sono veramente comode.

I nuovi hotel Giapponesi: Capsule Hotel

 

Mezzi di trasporto 

Per Metro e treni (treni cittadini, non shinkansen) i biglietti sono piuttosto economici e vanno a zone, più lontano vai, più spendi, ma il linea di massima oscillano tra i 160 e 230Yen per tratte all’interno della città (1 euro di media più o meno).
Per gli shinkansen il discorso varia un po’, in quanto per muoversi tra regioni diverse devi prendere per forza questo tipo di soluzione. Il costo qui è un pelino più caro. Tokyo-Kyoto è sui 13.000Yen (90 carte circa).
Ma se l’obbiettivo è spostarsi per tutto il Giappone (almeno 2 regioni) c’è sempre il Japan Rail Pass che per 7 giorni costa 204€ ed è acquistabile solo fuori dal Giappone (e vale per tutti i treni JR, non solo gli Shinkansen).
Indi poscia di cui, potendolo usare anche per il loop di tokyo, per un itinerario classico Tokyo-Kyoto conviene sempre il JR Pass.
Se si visita solo Tokyo e dintorni, conviene utilizzare la SUICA (acquistabile in aeroporto) che è una card prepagata con cui è possibile prendere treni e metro senza dover ogni volta capire quanto costa il biglietto per il tragitto scelto, inserirla nei tornelli all’entrata e all’uscita e il gioco è fatto.

Lo Shinkansen

Tipica situazione nella Metro di Tokyo

 

Mangiare

Mangiare non costa poco..ma pochissimo! Ed è una figata.Il giappone è pieno zeppo di ristorantini specializzati in una determinata pietanza, più i cosidetti “izakaya” una specie di pub per cibo (dove fare nottata a mangiare e bere).

I costi sono molto contenuti: Per esempio un ramen, dei gyoza (ravioli alla piastra) e una birra media vengono via a 900/1000Yen (6/8€), e vi posso assicurare che sarete ultra sazi.
Per non parlare dei bento da supermercato o combini (Convenient Store) o del curry rice (500Yen).

7 Eleven

Lawson

 

Volendo esagerare possiamo prevedere una cena in un ristorante in cui cucinano Yakiniku:
Ti portano i tagli di carne che preferisci e te li cuico tu direttamente su una griglia posta al centro del tavolo.
Esperienza da provare assolutamente.

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Insomma, non rischiate di morire di fame e spenderete veramente poco.
Maggiori info sul cibo potete trovarli in alcuni articoli da me redatti:

 

Le 2 più grosse cazzate da sfatare sul Giappone

Dopo anni di immersione nella cultura giapponese e numerosi viaggi, vorrei qui sfatare i 2 dei maggiori luoghi comuni che accompagnano le persone che in Giappone non ci sono mai state.
Sopratutto considerando il fatto che mi vengono posti sempre le solite domande.
Ma prima di passare alle visioni distorte, facciamo una carrellata sui luoghi comuni veritieri, con qualche precisazione:

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Shinkansen: Il famoso treno ad alta velocità

  •  I treni sono sempre in orario: Verissimo fin’ora non ne ho mai visto uno in ritardo.
  • Generalmente lo straniero non è visto di buon occhio, sopratutto dalle persone più anziane: ma questo è un loro pensiero che non si manifesta nel concreto, probabilmente per paura. La nuova generazione di Giappi invece è piuttosto aperta agli stranieri, a voler conoscerne la provenienza e la cultura.
  • Le ragazze giapponesi hanno le gambe storte e non sanno camminare sui tacchi: L’insopportabile strascichio dei tacchi sulle banchine del treno è qualcosa di insopportabile.
  • Lavorano tanto: 11/14 ore al giorno.
  • Sanno poco e male l’Inglese: almeno quanto gli Italiani.
  • Sono educati e cortesi: la gentilezza è proprio insita nel loro cultura dove non esistono parolacce e se si chiede un informazione si sbattono fino all’inverosimile per poterti aiutare.
  • E’ un paese sicuro: Verissimo, la microcriminalità non esiste, la macrocriminalità invece è gestita dalla yakuza, ma il cittadino normale è piuttosto sicuro.

tipiche ragazze Giapponesi dalle gambe ad X

 

Ecco invece i maggiori 2 miti da sfatare:

IL GIAPPONE E’ COSTOSO

Oddio, non voglio illudere nessuno..
Il Giappone non è più caro di quanto possa essere l’Italia, la Francia o la spagna e, per esempio, è molto meno caro dell’Inghilterra e del nord Europa.
Aleggia invece una diffusa convinzione che sia il paese più caro al mondo.
In oriente chiaramente esistono posti meno cari come l’India, Cina e Thailandia ma il Giappone è fattibile quanto pianificare un viaggio in America.
Tra l’altro, ci viene in grande aiuto la grande precisione e a volte maniacale puntigliosità del popolo giapponese per poter ben schedulare un viaggio.
Ho scritto un articolo, dove dettaglio più o meno i costi vivi da tenere in considerazione per pianificare un viaggio in Giappone: Lo trovate QUI

 

2. IN GIAPPONE SI MANGIA SOLO PESCE

Questo argomento mi tange particolarmente, in quanto io non mangio pesce. Anzi, lo odio.
Il Sushi rappresenta un po l’emblema del cibo Giappo, un po come la pizza in italia.
Ma questo è esclusivamente una questione di tradizione e maestria nel prepararlo, non di diffusione.
Il Sushi in Giappone lo si mangia nei ristoranti appositi dove nella stragrande maggioranza dei casi è un baretto con un nastro su cui passano i vari tipi di Sushi, ed ogni commensale piglia il piatto che gli ispira. ogni piatto ha un costo che parte da 100Yen a salire in base al tipo di pesce utilizzato) e alla fine paghi il totalone dei piatti che hai consumato.
Ma la capillarità di questi ristoranti è molto bassa e per i Giapponesi non è un luogo per cibarsi, bensì una locations per togliersi uno sfizio, un languorino, non so, tipo come le pizzette e focaccine o le pasticcerie da noi.
Ben più diffuso invece un altro tipo di cibaria a base di pesce: L’udon
L’udon sono gli spaghetti tipici immersi in una ciotola con dentro brodo di pesce (il dashi) in cui galleggiano inoltre varie schifezze di pesce o verdure e nella stragrande maggioranza dei casi della tempura (sempre di pesce o verdure) e ovviamente la salsa di soya.
A volte, nel dashi si può trovare anche la Soba, altro spaghetto caratteristico Giapponese di grano saraceno
Io lo trovo orribile, dato che per il mio primo viaggio l’ho assaggiato inconsapevolmente, cosa che mi ha creato non pochi problemi e conati di vomito.

Tralasciando qualche altra cazzatina, il resto è carne (maiale e pollo in abbondanza), riso, vegetali, uova cucinati in molte maniere.
Da evitare: ristoranti Italiani e Francesi: Costosissimi e fanno cagare.
Da provare: Ristoranti Cinesi e Coreani: Data la vicinanza geografica si possono provare dei piatti real oriental non giapponesi.

Non sto ad elencare tutto che lo trovo noioso, preferisco una carrellata di mie personali immagini, la cosa che va sottolineata è che..

In Giappone non si mangia solo pesce!!!

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Bento con latte al cioccolato

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Bancarella di Yakisoba

 

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Tonkatsu

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Omorice insieme all’amico Chef

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Viola alle prese con Okonomiyaki

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Ristorantino di Hamburger e cotolette

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Ristorante “Italiano” (da evitare come la peste)

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Yakiniku..la famosa carne alla piastra

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Pasto da strada “Curry-Pan” e “Nikuman”

 

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Alle prese con un fantastico ramen

 

Ramen ( ラーメン)

E dopo quasi 1 anno e mezzo mi ritrovo a ripopolare le pagine di questo blog.
Il titolo, beh, si commenta da solo.
Ecco i 2 principali motivi che mi hanno spinto, innanzitutto a ricominciare a scrivere e in particolar modo a trattare l’argomento RAMEN.

  • Viaggio imminente in Giappone con pochi giorni a disposizione e un itinerario bello compresso nel Kyushu, la terza isola più grande del Giappione (tratterò in seguito un argomento dedicato).
  • Frequentazione assidua di “casa ramen” luogo sito nel quartiere “isola”, ormai mio puntello fisso nel weekend milanese.

Lungi da me fare la lezioncina su cosa sia il ramen, c’è già Wikipedia per questo.
C’è pure una bella descrizioni dei tipi di zuppa divisa perfino in regioni.

In Giappone i ristoranti di ramen (detti ramen-ya) sono veramente tanti.
Oh. ma proprio tanti.
Imparando due o tre kanji ed aiutandosi con le immagini che sempre accompagnano le vetrine dei ristoranti nippopnici si possono riconoscere immediatamente.
Posso sicuramente dire che è uno dei tre cibi più consumati dai giapponesi.
Bene, appurato ciò, aggiungiamoci pure che son tutti diversi tra loro.
Va bene, sono spaghetti nella zuppa.
Ma proprio per questo motivo i master giappi di ramen si sbattono una cifra per rendere il proprio piatto unico.
Tutta questa competitività a giovamento di noi buoni consumatori e affezionati.
Ovviamente ci sono anche delle catene di ramen dove troverai sempre lo stesso tipo di ramen sia mangiato a Tokyo, che mangiato a Kyoto o a Fukuoka.

Hakata Tonkatsu Ramen

Un ramen insolito (specialità di Hokkaido)

Cibo di compagnia?

Assolutamente NO.
In Giappone si entra nei ramen-ya (la maggior parte sono dei baracconi legnosi), ci si siede al bancone (o nei tavolini per i ramen più evoluti) il master ti urla qualcosa, tu gli fai un cenno ed urli il ramen che vuoi (tipicamente un ramen-ya ha un ramen a cui si possono aggiungere elementi tipo carne abbondante, uovo, ecc).
Lo scodellone viene servito entro 5 minuti.
Si succhia come se non ci fosse un domani cercando di fare più bordello possibile (a detta loro, succhiare forte serve per non ustionarsi, mah.) e volendo ci si ingurgita il brodo direttamente dalla scodella.
Si paga, si ascolta il master urlare tipo un saluto e si esce.
10/15 minuti e via.

Il costo varia dal tipo di ramen (tipicamente un tonkotsu costa di più di un miso o di un shōyu) e dalla tradizione del master proprietario del ramen-ya.
Indicativamente ho trovato ramen a 200Yen (1.40 € circa) fino a 2000Yen (14€).
Mediamente quasi tutti sono sui 500/600 Yen.

Ora vi voglio parlare del mio tipo di ramen preferito, anzi lo fo entrare di diritto nella classifica dei miei 5 cibi preferiti in assoluto.
E fortunatamente si tratta di una catena!
Sto parlando di Tenkaippin (天下一品) la cui insegna è perfino rappresentata nel banner del mio blog.

Pare che la zuppa (da loro chiamata kottori) è un mischione segreto di verdure e pollo (burro e aglio aggiungo io).
In ogni caso è una prelibatezza inumana.
Anche la fetta di maiale che ci infilano dentro è stra-buona e com’è chissà, ha lo stesso sapore in qualsiasi Tenkaippin della nazione.

tenjaqippin

Bene.

Dopo questo articolo mi sento rigenerato e non vedo l’ora della mia prossima partenza.
Obbiettivo principale, visto che Fukuoka sarà una delle mie tappe: provare più tipi di Hakata Ramen possibili.

Il ramen Hakata deriva dal distretto di Hakata della città di Fukuoka nel Kyūshū. Ha un brodo ricco, latteo, di osso di maiale tonkotsu e tagliatelle piuttosto sottili, non ricce e resistenti. Spesso le tipiche guarnizioni in cima, come aglio schiacciato, beni shoga (zenzero sottaceto), semi di sesamo e verdure con senape sottaceto speziate (karashi takana), sono lasciate sul tavolo perché i commensali si servano da soli. I banchi di ramen in Hakata e Tenjin sono noti in tutto il Giappone. Le recenti mode in fatto di ramen hanno reso quello di Hakata uno dei tipi di ramen più popolari in Giappone, e in questo periodo si possono trovare in tutta la nazione parecchie catene di ristoranti specializzate in tale tipo.

wikipedia

Fuck Yeah e buon appetito.

La scelta del ritorno

Ieri ho visto educazione siberiana.
Al cinema.
Si. Strano, io li odio i cinema.
Ma forse no.
A parte la situazione alquanto imbarazzante di aver visto il finale prima dell’inizio del film, mi è piaciuto molto.
Mi ha spaccato l’idea di non caratterizzare i personaggi totalmente buoni o creare degli antagonisti cattivi.
I personaggi sono sempre al limite.
Traslano da una parte all’altra, come l’intero film che passa in diversi momenti delle fasi della vita del protagonista.
Bellissima (valorizzata dallo spessore di Malkovich) la figura del nonno/maestro saggio che impartisce un codice piuttosto immorale ma che sembra molto naturale.

 

Scorre.
Personaggi in bilico.
L’incertezza di un paese.
L’atmosfera di un periodo storico vicino, ma lontano.

Scelte di vita dunque.
Scelte che paiono sbagliate.
Scelte che vengono indirizzate e scelte che vengono prese in un momento di voglia di cambiamento.

Le scelte hanno sempre caratterizzato questo blog.

Penso.

Passato.
E ti chiedi se le scelte che hai fatto siano quelle giuste.
Presente.
E ti chiedi cosa ti riserverà il futuro.
Futuro.
Non se capisce un emerito cazzo,
Si.
Ci penso e il cervello si brasa via.

Viene da chiedersi, ma in che merda, ops.
In quale modo sia giusto vivere questa vita?

Carpe diem.
Oh. Si.
No.
Non è possibile.
Come potremmo?
Rischieremmo di continuare a perseguire un percorso che non puo’ portare frutto, senza adeguato seme.
Si certo. È affascinante.
Ma lasciamolo ai poeti maledetti o a chi cazzo può permettersi di escludere il cervello verso qualsiasi progetto.

Proiettarsi interamente nel futuro.
Vabbè.
Non è possibile nemmeno questo, data la sua incertezza.
Sarebbe certo un temperamento ottimista, ma che in fondo non possiede altro che i connotati del Sogno.
Si certo, E’ affascinante.
Ma lasciamolo ai freudiani o ai convintoni  e poveri illusi che cercano di scappare da una vita che non stanno vivendo.

Forse l’Enigma.
Lui è destinato ad esser rivolto a tutti noi, a qualunque errante in questa Terra, chiamata appunto Pianeta, perchè la sua principale caratteristica consiste nel “vagabondare” nell’universo infinito.
Crearsi talmente un caos intorno dal quale non esistono delle cazzo di bussole ad indicarti come uscirne.
Semplicemente torna la parola “a muzzo” che forse qui suona come una sorta di equilibrio.


Equilibrio.
Mi viene da pensare.
Anzi, ne sono quasi fermamente convinto, a 5 giorni dai miei 32 anni, che L’HOMO non si sentirà mai appagato in questa vita .
perché questa è la sua natura?
Si, boh non me ne frega una sega delle frasi appese.
Le persone intelligente e assennate lo sanno da tempo.
La felicità non esiste quando sei felice.
Esiste solo quando ti manca.

E quindi?
E quindi è meglio non averla e costantemente ricercarla o averla e non accorgersene?

Le persone intelligenti come me, sapranno scegliere nel modo “giusto”.
Perché il “giusto” è giusto nel momento che si sceglie.